7 novembre 2014

Dal mio diario personale:

Primo fine settimana passato a Genova e se escludiamo la colite e la rabbia per non riuscire a trovare un abito decente per la mia laurea, qui va tutto bene. C’è un’aria salmastra, a volte decisamente troppo salmastra, che mi fa sentire a casa.

Per quanto cerchi di vederne il negativo, per quanto non ne sopporti il traffico, i capannoni e lo smog, io appartengo a questo posto, fin dal 26 agosto di 22 lunghissimi anni fa e questo non sono in grado di cambiarlo, ma lo sto accettando.

Accettare vuol dire innamorarsi delle atmosfere, dei tramonti sul mare, delle strade illuminate, dell’amore che si percepisce in poche, fantastiche, persone, delle piazze, delle chiese, di cose piccole e grandi.

Soprattutto accettare l’appartenenza a questo posto vuol dire accettare il fatto che il mio rifiuto per Genova deriva dal fatto che qui ho perso la persona che – nonostante non abbia mai avuto la possibilità di conoscere – rimane quella più importante della mia vita.

Andrea.

Il mio gemello, il mio inconsolabile, incolmabile,  straziante e costante vuoto.

Accettare di appartenere a Genova è accettare amore ed odio nello stesso corpo, nella stessa anima, nella stessa testa.

Ecco cosa sono, amore ed odio; ecco cosa sei, amore ed odio. Ed entrambe siamo dolore infinito e poche piccole fugaci gioie.

genova

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