Come la fenice

Agosto sta finendo, questa ultima settimana porta con sé il giorno del mio compleanno, un giorno che per me è diventato un incubo. Questo perché ultimamente sono venute a mancare due splendide persone che ho avuto la fortuna di conoscere proprio alla nefasta età che dovrei compiere tra tre esatti giorni. Non che io mi definisca una splendida persona, sia chiaro, ma mi reputo una persona che nella fortuna (ho una casa dove dormire, cibo in abbodanza, una famiglia – diciamo – e un meraviglioso fidanzato che si occupa di me con una cura che va oltre ciò che potrei aspettarmi) è piuttosto sfortunata.
Certamente sarebbe più giusto che una cosa del genere capitasse a me, a me che ho quasi 23 anni e oltre ad una laurea e a Luca, non ho poi molto che valga. La mia famiglia è piena di soggetti problematici, io in primis con tutte le mie ansie, insicurezze e malattie. Mio padre è una figura quasi completamente assente che mia madre non vede l’ora di distruggere dicendomi quante più parole oscure può su di lui. I miei fratelli – dovrei dire fratellastri ma mai li ho sentiti così distanti – non hanno alcuna regola né compito. Comandano in casa peggio che la signorina Rottermeier, ma io non posso dire nulla a questo proposito oppure vengo considerata un dittatore. Sono la valvola di sfogo di mia madre, che oltre a parlarmi male di mio padre (con buone ragioni, lo ammetto) mi racconta di tutti i suoi problemi, di qualsiasi tipo siano.
In breve, la mia vita in confronto a quella di tante persone molte più sfortunate sembra una passeggiata, se penso al fatto che non sono costretta a scappare dalla mia terra, raccimolare tutti i miei soldi e darli a dei farabutti perché mi mettano su un barcone per farmi morire in mezzo al mare, né sono costretta a rimanere nascosta in casa a forza di percosse per anni e anni. Eppure, non posso fare a meno di pensare che nel mondo occidentale, nel mondo dei fortunati, comunque la mia vita non è proprio un parco giochi – forse assomiglia più al nuovo parco artistico di una Disney decadente che proprio sta facendo notizia in questi giorni.

Ci sono dei momenti in cui vorrei solo sparire dal mondo e con questo non intendo nascondermi, ma proprio svanire nel nulla, come se fossi la vittima di un mago il cui incantesimo non ha funzionato. Vorrei sparire perché so per certo che non mancherei a nessuno. Nessuno. Anzi, probabilmente la mia assenza farebbe solo comodo a molte persone.
Questi pensieri sono frequenti, ma generalmente vengono seguiti da un’illuminazione. Ventitré anni fa una donna aspettava i suoi due figli, i suoi gemelli di cui tanto era fiera, che desiderava abbracciare con tutto il suo cuore, ma poi qualcosa andò storto. Esattamente 22 anni e 363 (il 1992 dovrebbe essere stato un anno bisestile) giorni fa io perdevo la persona che sarebbe stata la più importante della mia vita. Una persona che – anche se la medicina dice altre cose – forse ha sacrificato la sua vita per lasciare che io potessi venire al mondo. Potrei mai sprecare il suo sacrificio anche se non ricordo il suo viso, se non potrò mai conoscere la sua voce, né potrò mai stringerlo a me? NO.
In questi momenti capisco che la vita è difficile, per ognuno è difficile in modi differenti, ma per nessuno è davvero facile. Noi dobbiamo capire che tipo di persone siamo, quelle che scappano di fronte ai problemi o quelle che – anche se potrebbe farci male – sono disposte a lottare e sudare per eliminare gli ostacoli che la vita ci mette sulla via, senza aggirarli.

Io non voglio essere una che scappa. Voglio superare le mie paure e i miei problemi, ma quando ti senti solo è più difficile. Bisogna avere qualcuno con noi, qualcuno che anche se fisicamente non lavorerà a spostare quei detriti che intralciano il nostro cammino, sarà sempre disponibile per ascoltarci, comprenderci, sgridarci, darci un consiglio, a seconda di ciò di cui abbiamo bisogno.
E potrà capitare di cadere, in questo lungo cammino irto, ma l’importante – scusate la banalità, ma penso che sia davvero azzeccata – non è non cadere mai, ma rialzarsi sempre.

Io non sono un’aquila, non volo in alto, ma non sono nemmeno una piccola formica (anche se sono così forti!). Penso di essere una fenice, e come una fenice, dalle mie ceneri rinasco.

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