Sono passate due settimane e a volte me lo dimentico che tu non ci sei più, tra i mille discorsi sull’Industria creativa in italiano e in lingua e le paranoie su chi ci sarà o meno, e i pensieri rivolti alla cucina e alla commissione e alla vita che verrà dopo. Tutto mi fa dimenticare, ma poi ci sono attimi in cui rimango ferma e penso, la mia mente vola e sorvola le rocce del ricordo, i taglienti meravigliosi coralli che mi fanno sanguinare e all’improvviso è chiaro con un cielo d’estate che tu non ci sei più. Che non ti potrò più stringere tra le braccia e trattare come un principe, che non hai più bisogno di me, che non hai più bisogno di niente di materiale e mortale. Che sei un’anima che vola e viaggia, chissà dove, ma io ho ancora bisogno di te che ci sei stato sempre, e mi sorprendo ad accarezzare le tue fotografie come se fossi una bambina impaurita e triste. E mi manchi, non sai quanto mi manchi, e ho solo bisogno di sfogarmi e scrivere è l’unico modo che conoscono oltre a piangere.

 

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