Cronache di una notte di fuoco

Sono le due del mattino, praticamente le tre; sudo. Respiro e sudo, sto immobile e sudo, sudo nonostante il ventilatore acceso, sudo e basta. Sudo e quindi sono, sudo e quindi esisto. Eppure non voglio esistere ne provare sensazioni.
Apro il frigo: Lasagne, nutella, bistecche, acqua a gagganella; no, non ci entro, non c’è spazio.
Faccio passare il braccio sotto la tapparella appena alzata, fuori sembra fresco, sicuramente più di questo forno a quattro mura.
Faccio una doccia; ah, il piacere dell’acqua ghiacciata che ti scivola addosso. Chiudo. Finita. Asciugamano, leggero brivido di goduria nel sentire quasi fresco, ma no niente ancora sudore.
Chiudo gli occhi mentre cammino scalza per assorbire la freddezza del marmo o finto legno che sia – mi importa solo il fresco.
Faccio riflessioni filosofiche sul problema climatico, penso di comprare super Attack per riattaccare la Liguria di ghiaccio che si è staccata, penso alla montagna e a quanto la ho odiata in confronto al mio amato mare, penso a quanto vorrei essere su una cima desolata con tre maglioni addosso e i denti battenti. Penso a Natale e alle nevicate, no, niente sto ancora a Milano che sembra più Dubai ma senza sceicchi. Aiuto.
Sono le tre meno tre, quasi quasi faccio un’altra doccia, ma tanto ormai produco acqua per una famiglia di cinque persone. Qui sembra di stare nel fuoco, un caldo mai provato in 25 anni, ma diamine io non  avevo chiesto tutte queste candeline per il mio compleanno.

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