La domenica mattina

Non vi è nulla che valga tanto

Come svegliarsi con qualcuno al proprio fianco

Con un bacio nel primo mattino

E poi nasconder la testa sotto il cuscino

Patteggiare per altri cinque minuti,

Finire a far la doccia, nudi.

Amarsi e vivere

E farlo senza mai smetter di sorridere.

 

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Filosofia 38°

 

La vita – per quanto si sia allungata rispetto al passato – è pur sempre troppo corta e arriva al capolinea in un battito di ciglia. Soprattutto oggi, in un’epoca in cui a ogni stazione, piazza, festa o passeggiata, una persona non è mai sicura di tornare a casa nella sua interezza.

Tenendo in considerazione quanto appena detto, la cosa migliore sarebbe vivere ogni giorno cercando di essere il più felici possibile. Prendere decisioni che ci rendano incredibilmente grati di respirare e aprire gli occhi ogni mattina. Evitare le azioni che ci portano problemi e preoccupazioni, che ci fanno vivere in ansie insensate.

Perchè la vita non dovrebbe essere ansia, la vita non dovrebbe essere fatta solo di preoccupazioni, di stenti, di ore spese a pensare come riuscire a vivere per lavorare, ma uno sforzo congiunto per raggiungere la completezza, per trovarci, per amarci – noi stessi prima degli altri – per sentirci realizzati e soddisfatti.

Felici.

Insegnate i vostri figli a combattere per la loro felicità, per la loro serenità perchè la loro vita è bellissima e perchè loro sono meravigliosi, ognuno di essi in un modo del tutto speciale ed unico.

Questa è la mia Filosofia 38° ispirata dalla mia febbre e dai miei pensieri sconnessi, che in breve può essere riassunta come segue: Non lasciatevi scappare neppure un secondo per essere in pace con voi stessi, anzi per essere invidiosi di voi stessi.

 

Quando il male non viene per nuocere

Le esperienze servono, le relazioni servono e ancor più di quelle positive sono fondamentali quelle negative. Perché le prime ci aiutano a crescere, ma spesso coinvolgendoci a punto tale da farci sentire quasi persi in panni d’altri, da smussare i nostri caratteri e farci somigliare di più ad altri (perdendo noi stessi).

Le esperienze fallite, gli sbagli, le relazioni tormentate e senza futuro, invece, sono le più istruttive, quelle che ci aiutano a comprendere davvero, che ci illuminano la vita perché ci fanno capire chi vogliamo essere o meglio chi non vorremmo mai diventare.

Ci fanno capire quanto ci eravamo sbagliati a giudicare qualcuno o semplicemente quali siano le persone compatibili con cui potersi rapportare senza che nessuno debba sentirsi appesantito o stremato nella fatica di dialogare. Quali sono le persone  che non hanno la capacità o la volontà di instaurare conversazioni civili.

Gli scambi servono e forse per alcuni sono un’ideale – anche se poi pretendono di valicare gli altri, senza rispettare loro né il loro pensiero. In ogni caso, fateli questi scambi, vivete queste situazioni e capite fino a quale punto volete arrivare.

E quando avrete capito dove non volete approdare, quali atteggiamenti non volete intraprendere e quali persone non sono in grado né hanno la volontà di capirvi o farsi capire, allora brindate alla loro salute, alla vostra salute, alla vita, agli incontri, ai giorni pessimi e ai successi.

Essi sono parte della vostra maturazione, della vostra crescita e vi hanno avvicinato di più alla vostra identità.

 

Brindate e siate chi volete, dovete, siete.

Ancora

Offesa,

Ferita,

Un animale in gabbia,

Un’anima intrappolata in un corpo

Un amore chiuso in un cuore

Che scoppia,

Che sanguina lacrime,

Con un battito incessante

Preoccupante,

Sull’orlo dello scoppio.

Un dolore che pensavi assopito

Si risveglia come un drago

Millenario e furioso,

E ti strazia ancora,

Lacera brandelli di pelle

E muscoli e ossa

E il mio essere

E la mia identità.

Mi dimentico chi sono

O forse mi ritrovo

E sfumano le mie volontà,

I miei desideri,

Le mie prospettive future.

Lettera allo scrigno del mio cuore

Cara Superba,

A te che sei incredibile e splendente nel riflesso della luce del mare che ti colpisce e ti illumina, a te che sei bella anche nel grigio uggioso dei giorni di pioggia, a te che sei tutto per me: mare e montagna, odio e amore, ho lasciato il mio cuore e probabilmente anche la mia anima.

È successo venticinque anni fa, ma io non me ne sono mai resa conto fino ad ora che ti ho lasciata, è successo quando – sotto le luci della lanterna – i medici mi hanno salvato la vita e mi hanno diviso dalla mia metà. E io non lo sapevo a cosa era dovuto il mio male, il mio vuoto costante; io non vedevo di avere anima e cuore divisi. Una parte è sempre rimasta a vagare tra i vicoli e le edicole, ad osservare la magia del sole splendere sulla città e la tristezza del degrado interno che si diffondeva come un male incurabile.

Oh Superba, quanto è stata dura innamorarmi di te, come ho lottato contro il dolore che mi causava essere nello stesso posto in cui avevo perso lui, la persona che avrebbe dovuto capirmi senza bisogno di parole, che avrebbe dovuto sussurrarmi «affronteremo tutto insieme», la persona con cui avrei litigato continuamente, ma che avrei protetto da tutto. Eppure non sono stata capace a proteggerlo dalla vita stessa.

Si può considerare vita, quella di bambino mai nato? Quella di un essere estratto dal tiepido corpo materno nella freddezza della morte?

Io non so dire se mio fratello ha conosciuto la vita, ma so che fino a quando il cuore mi batterà nel petto e il fiato uscirà dai miei polmoni io mi sentirò in dovere di vivere per lui oltre che per me; ma quanto stanca vivere anche per chi non c’è!

Cara città, con le tue navi e le tue salite e i tuoi panorami mozzafiato, quanto è stato difficile accettare di appartenerti da sempre. Eppure ti amo e mi manchi; il mondo – dicono – è fatto di luoghi magici, ma non credo che mi sentirò mai a casa come tra le tue braccia. Eppure ti amo e ti devo lasciare e mi sento così stanca e vuota, nuovamente, lontana dall’odore di focaccia e pesto e salsedine che si uniscono in un aroma singolare.

Grazie per avermi ospitato per cinque anni e per avermi fatta sentire completa per la prima volta, completa e terribilmente felice perché vicina alla mia anima gemella; abbi cura di lei, mia cara Genova, abbi cura anche del mio cuore, li lascio nelle tue mani con la speranza che non sia il nostro ultimo incontro.

Tua, per sempre

Giulia

September rain

It took just one day of September, and here it comes the idea of a new beginning. The freshness of new adventures, of a new season to come.

The garden is wet because of the rain, a light rain. Little drops that sound soft and sweet like the ticking of a clock. And smell that familiar perfume, smell of home and hugs, of evenings spent in a bed that seems too big.

A veiled light, shrouded in a blanket of grey clouds, comes in through the window, and the net swings because of the wind, like the green leaves of the jasmine and the intrusive strings of grass that will be cut when the good weather comes back.

The bricks of the wall are darker and wetter, under this rain that washes away everything. It takes away my fatigue and my toughts, leaving just a vague sense of worry. A partial peace, as the wheater, as this monochrome and homogeneus sky where thunders hide, waking my sleeping fears.

Still, I remain here, in this living-room, hypnotized by this view. I remain here, shaken by chills where my skin is nude – unprotected by my cover. I keep thinking about the past, the future, about who I am – something I still need to understand. I feel like the changing sky, like the sea which has no beginning and no end. I can’t see neither my boundaries nor my pieces. I feel part of the world but banished from it.

Today, for the first time in my life, thunders don’t frighten me even if I am alone. Just for this time, it’s like they are here to help me remember how I can be strong despite my body.

Thanks, then.
Thank you rain.