Città eterna

Roma, città eterna.

Roma, piena di strade

Percorse da chissà quanti piedi

Per chissà quanti anni,

Infiniti,

Immisurabili.

Roma, città da mille sfumature,

Città dalle mille facce,

Eleganza e ruvidezza,

Antichità e moderno,

Gioventù e saggezza,

Ricchezza e povertà.

Che città che sei Roma.

E c’è profumo di guanciale,

Di cacio,

Di pecorino e pepe,

Della porchetta

E del sudore di chi lavora,

Giorno e notte,

Di chi cammina per le strade infinite,

Di chi inciampa per i ciottoli

E sorride imbarazzato.

C’è il rumore di fonti,

Di turisti emozionati,

Di sogni nascosti

Dietro il tintinnare di monete

Di tutto il mondo.

C’è aria di vita,

Di amore,

Di semplicità

E di quella

E di quel strano mistero

Che sempre cela questa città.

L’approccio dell’estate

La luce della luna,
pallida,
sfiora la mia pelle di cera;
Una carezza più intima di quella di un amante.

Il soffio del vento,
delicato,
circonda il mio corpo
e rinfresca la mia anima stanca.

Il suono delle onde,
continuo,
mi rimbomba nelle orecchie;
è il miglior bentornata a casa.

Il profumo d’estate,
inebriante,
mi porta in luoghi esotici
e mi ricorda che la vita è breve e che i migliori anni volano via.

Ikea

Ikea,

mobili, tavoli e sedie,

di indipendenza la sete.

La voglia

di metter su la propria casa,

di piatti rosa,

o quadrati,

di luci soffuse per pensare

e scrivere

e fare l’amore.

Armadi in cui mettere tutto,

le scarpe, le sciarpe,

le emozioni a lutto.

Cuscini comodi dove posare la testa

e piangere lacrime amare,

bicchieri da festa,

perfetti se si vuol bere per dimenticare,

annegare i problemi ed il piacere.

Spazio per gli amici,

per i momenti felici,

condivisi davanti ad un buon tè caldo,

con la teiera dal manico saldo.

L’aspirazione

di dimostrare a tutti

di potercela fare,

di poter arrivare alla meta.

Camicie di seta, che scivolano

sulla pelle, come un abbraccio.

L’abbraccio di casa.

 

Incrinati

Siamo come frammenti di un vaso che è stato lasciato cadere

Così,

Con noncuranza,

Con la spensieratezza che hanno tutti gli uomini.

E la certezza di poter riparare qualcosa di rotto,

Oppure di rimpiazzarla.

Siamo quei frammenti incollati insieme,

Anomale tessere di un puzzle casuale.

E come ogni crepa che si rispetti,

Le nostre sagome hanno corpi frastagliati,

Limiti affilati,

Taglienti, ma soprattutto diseguali.

Il disegno è rovinato

E l’armonia fuggita,

Scombussolata nella sua mania ossessivo-compulsiva

Da quello spazio, quel minuscolo vuoto

Che si è creato tra noi e che non potrà,

Mai più,

Essere colmato.

Apatica

Apatica,

Patetica,

Come un foglio di carta scritto, stracciato e gettato nella spazzatura,

o in mezzo ad altri fogli di carta, anch’essi rovinati,

ugualmente patetici.

Apatica,

Arida come un deserto, ma non altrettanto calda,

Come un deserto di ghiaccio, fredda, dentro e fuori.

Inscalfibile,

eppure debole.

Apatica,

Spenta come Seattle dopo un blackout,

nel panico più assente perchè incapace d’emozione.

Un mostro;

e mi avete creata voi.

Bastiamo Noi

Donami tempo e carezze
Sulla pelle; baci, dolcezze,
Piccole perle più preziose
Dei gioielli e delle rose.

Portami lontan con la fantasia,
Non ci serve altro per volar via.
Bastiamo noi per questo viaggio:
Sei tu che sproni il mio coraggio.

Ammiriamo le onde tufarsi
Imperiose, spiamo le stelle
Silenziose. Guarda, la luna
Ci osserva inopportuna!

Rimaniamo qui per sempre;
Non importa il domani se siamo
Di gaudio ebbri, mano nella mano.