Giovedì X Agosto

Giovedì,

Il giorno delle stelle cadenti

Dei sogni nel cassetto che attendono luci scintillanti

Negli occhi pieni di speranza.

Giovedì,

Giorno triste,

Amaro, sai di bruciato e di rancore,

E forse di odio

E di libertà.

Giovedì,

Riportami a quel tempo,

A quei giorni felici

Con la testa libera da pensieri

Con le mani piene di colori.

Giovedì,

Accendimi il cielo,

Fammi sparire in un sogno,

Affogami nel passato

Bruciami nell’amore.

 

 

Città eterna

Roma, città eterna.

Roma, piena di strade

Percorse da chissà quanti piedi

Per chissà quanti anni,

Infiniti,

Immisurabili.

Roma, città da mille sfumature,

Città dalle mille facce,

Eleganza e ruvidezza,

Antichità e moderno,

Gioventù e saggezza,

Ricchezza e povertà.

Che città che sei Roma.

E c’è profumo di guanciale,

Di cacio,

Di pecorino e pepe,

Della porchetta

E del sudore di chi lavora,

Giorno e notte,

Di chi cammina per le strade infinite,

Di chi inciampa per i ciottoli

E sorride imbarazzato.

C’è il rumore di fonti,

Di turisti emozionati,

Di sogni nascosti

Dietro il tintinnare di monete

Di tutto il mondo.

C’è aria di vita,

Di amore,

Di semplicità

E di quella

E di quel strano mistero

Che sempre cela questa città.

L’approccio dell’estate

La luce della luna,
pallida,
sfiora la mia pelle di cera;
Una carezza più intima di quella di un amante.

Il soffio del vento,
delicato,
circonda il mio corpo
e rinfresca la mia anima stanca.

Il suono delle onde,
continuo,
mi rimbomba nelle orecchie;
è il miglior bentornata a casa.

Il profumo d’estate,
inebriante,
mi porta in luoghi esotici
e mi ricorda che la vita è breve e che i migliori anni volano via.

Ikea

Ikea,

mobili, tavoli e sedie,

di indipendenza la sete.

La voglia

di metter su la propria casa,

di piatti rosa,

o quadrati,

di luci soffuse per pensare

e scrivere

e fare l’amore.

Armadi in cui mettere tutto,

le scarpe, le sciarpe,

le emozioni a lutto.

Cuscini comodi dove posare la testa

e piangere lacrime amare,

bicchieri da festa,

perfetti se si vuol bere per dimenticare,

annegare i problemi ed il piacere.

Spazio per gli amici,

per i momenti felici,

condivisi davanti ad un buon tè caldo,

con la teiera dal manico saldo.

L’aspirazione

di dimostrare a tutti

di potercela fare,

di poter arrivare alla meta.

Camicie di seta, che scivolano

sulla pelle, come un abbraccio.

L’abbraccio di casa.

 

Incrinati

Siamo come frammenti di un vaso che è stato lasciato cadere

Così,

Con noncuranza,

Con la spensieratezza che hanno tutti gli uomini.

E la certezza di poter riparare qualcosa di rotto,

Oppure di rimpiazzarla.

Siamo quei frammenti incollati insieme,

Anomale tessere di un puzzle casuale.

E come ogni crepa che si rispetti,

Le nostre sagome hanno corpi frastagliati,

Limiti affilati,

Taglienti, ma soprattutto diseguali.

Il disegno è rovinato

E l’armonia fuggita,

Scombussolata nella sua mania ossessivo-compulsiva

Da quello spazio, quel minuscolo vuoto

Che si è creato tra noi e che non potrà,

Mai più,

Essere colmato.